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Organizaciones mafiosas italianas : estudio particular de la implicación de menores

Title: Organizaciones mafiosas italianas : estudio particular de la implicación de menores
Authors : Pardo González, Yolanda
Keywords: Crim organitzat.Delinqüència juvenil.Dret penal.Crimen organizado.Delincuencia juvenil.Derecho penal.
Publisher: Universitat Abat Oliba
Abstract: Come primo obiettivo, questa tesi si propone di mostrare, da un punto di vista giuridico e criminologico, la realtà della criminalità organizzata italiana, il fenomeno noto in tutto il mondo come mafia italiana, attraverso il prisma di un visualizzatore esterno dal confine italiano, e rendere visibile questo fenomeno penale, che si sta verificando all'interno dell'Unione europea, con l'importanza che merita e, soprattutto, esponendo questa realtà agli occhi della comunità universitaria. Questa ricerca non è solo una tesi su diritto penale minorile o una tesi sulla delinquenza giovanile italiana. E', o vorrebbe essere, una tesi antimafia. E questa affermazione risponde a che è una tesi per strumentalizzare, o almeno provarci, la lotta alla mafia evidenziando la necessità di colpire il suo nucleo, le radici che la fanno crescere e sopravvivere e non sono altre che la trasmissione, generazione dopo generazione, del metodo mafioso, non solo come attività criminale, ma come una scelta di vita che colpisce praticamente tutta la società nel sud Italia. In Spagna, e forse anche in tutti gli altri paesi dell'UE, tranne l'Italia, c’è la diffusa convinzione di avere abbastanza informazione o una proffonda conoscenza della mafia italiana1, data la presunta ed effettiva posizione di questo fenomeno in Italia quando, in realtà, è il grande sconosciuto all'interno della gamma della criminalità organizzata transnazionale, ma, piuttosto che l'ignoranza, devo dire che è oggetto di trattamento superficiale da parte delle istituzioni dei paesi in cui essi non hanno causato il fatto mafioso, la superficialità che rende la mafia invisibile agli occhi estranei, nascondendo il vero potere economico che gestisce e controlla. Rendere visibile il fenomeno significa avvicinarci alla loro realtà e la vera grandezza che interessa a tutti i cittadini dell'UE e non dalla visione limitata o superficiale, come se solamente colpisse alle piccole città siciliane, di berretto e fucile, e alla malavita di New York: la mafia e le sue imprese (di grande successo) sono ugualmente presenti nelle strade di Barcellona, che a Francoforte o a Roma e anche in termini puramente economici, l'organizzazione criminale è più presente in queste città che nella intera isola di Sicilia, a Calabria o a Napoli. 1 Come credeva la polizia tedesca, una delle più efficienti di Europa, prima della strage di Duisburg, che avremmo occasione di conoscere in profondità. 8 In secondo luogo, si vuole dare visibilità al coinvolgimento dei bambini e della gioventù nella realtà criminale, una realtà che va oltre il crimine comune e l'emarginazione, e questo perché le organizzazioni mafiose usano i giovani, non solo come manodopera a basso costo per i vari scopi criminali, ma come perpetuazione di un sistema criminale parallelo allo Stato, per concludere nella ricerca, se esiste, di qualche soluzione dal punto di vista del Diritto, sia dalla prevenzione generale per i bambini e i giovani, come dell'attuazione della prevenzione speciale e delle tecniche procedurali di rieducazione. Infine, quando dico che la pretensione è di essere una tesi antimafia è perché, in ultima analisi, i sentieri esplorati ci portano a concludere che andare contro la diffusione tra i bambini e i giovani del metodo e pensiero mafiosi come sinonimi di valori positivi personali e sociali, significa minare un'organizzazione criminale nei suoi fondamenti, tagliare il legame delle generazioni future con il codice mafioso2. Si fa pure evidente la dimensione del problema che, alla luce dei dati ufficiali italiani, sembra insignificante in contraddizione con le numerose informazioni criminologiche esistenti. La ricerca è stata divisa in due parti principali: la prima, di descrizione e analisi da una perspettiva criminologica delle quattro mafie italiane, Cosa Nostra in Sicilia, la Camorra in Campania, la ‘Ndrangheta in Calabria e la Sacra Corona Unita in Puglia per finire col capitolo 2.5 dedicato alla regolazione del crimine di appartenenza ad associazione mafiosa nel codice penale italiano, col fine di circoscriverlo nel ambito giuridico e dogmatico del diritto italiano, una disposizione che non trova riscontro nella legislazione spagnola o la legislazione di altri paesi dell'UE. La seconda, di descrizione e analisi del coinvolgimento dei bambini e dei giovani in queste mafie, a partire da un'informazione precedente con una descrizione legale della portata della responsabilità penale dei minorenni in Italia e, soprattutto, varie singolarità procedurali che ci aiuteranno ad avvicinarci alle tecniche di riabilitazione e reinserimento, finendo la ricerca con diverse riflessioni e 2 Per esempio, capisco che, proprio come in Spagna sarà finita la corruzione o ridotta a livelli accettabili il giorno che ogni cittadino consideri vergognoso pagare una bolletta, per quanto possa sembrare insignificante, senza le tasse corrispondenti, la mafia avrà i suoi giorni contati quando i bambini e giovani del sud Italia considerino vergognosa ogni complicità con la mafia o i mafiosi e non si identifichi più come un simbolo di potere e successo sociale. 9 conclusioni sulle possibili soluzioni che la legge e la politica penale possono offrire per sradicare o, almeno, lottare contro il fenomeno criminale. La Prima Parte analizza le quattro mafie, attraverso quattro capitoli che si corrispondono a ciascuna delle organizzazioni, capitoli che sono stati suddivisi, a sua volta, in due sottosezioni fondamentali, la prima corrisponde a una descrizione criminologico dell'associazione criminale, con lo scopo di farla conoscere a un ipotetico lettore spagnolo, e nella seconda sottosezione si descrivono e analizzano procedimenti legali che sono stati considerati di particolare interesse perché sono successi in un momento di particolare importanza nella lotta contro la mafia. Questa parte si conclude nel capitolo 2.5 con l'analisi giuridica dell'art. 416 bis introdotto nel Codice Penale Italiano (CPI) dalla Legge n. 646 del 13 settembre 1982 e, dallo studio di perché nasce vedremo che essa ha portato, niente di più e niente di meno, che a un sottotipo aggravato di reati di associazione criminale se questa è autoctona3 e con alcuni elementi di definizione che la caratterizzano come mafiosa. Il capitolo 2.1. descrive la Cosa Nostra siciliana, la Mafia più conosciuta delle quattro e su cui più si è scritto, forse per essere stata la prima ad essere venuta alla luce dell'opinione pubblica e quindi su cui più si è stesa l’indagine. L'iter descrittiva si inizia con le origini dell'organizzazione, presumibilmente con l'Unità d'Italia, fino ad oggi, con un arresto o sotto-sezione dedicata ai due giudici che hanno segnato un primo e dopo nella lotta antimafia, Falcone e Borsellino, entrambi uccisi da Cosa Nostra. Poi si descrive e analizza il cosiddetto maxiprocesso di Palermo, la cui importanza fondamentale sta nel fatto che è stato il primo grande processo contro la mafia e, perché per la prima volta fu dichiarata da un tribunale l'esistenza provata e accreditata della associazione mafiosa Cosa Nostra e si è fatta conoscere la sua struttura, funzionamento ed organizzazione attraverso la figura di diversi collaboratori di giustizia o pentiti nel gergo giuridico italiano. La Cosa Nostra, dopo il maxiprocesso di Palermo, è stata fatta visibile agli occhi del mondo come una realtà, un fatto provato e non come una assunzione o finzione letteraria o cinematografica, come era stata considerata da molti fino a quel momento. Il capitolo dedicato alla descrizione di Cosa Nostra si conclude con una sezione 3 Mi sembra curioso e rilevante che si criminalizzi con un’esecuzione più grave un’organizzazione criminale autoctona che una straniera, dal momento che, come vedremo, il rispetto di tutti gli elementi di questo tipo può solo verificarsi in un'organizzazione criminale autoctona. 10 dedicata alla lotta antimafia, perché l'isola di Sicilia e in particolare la sua capitale, Palermo, è al centro del movimento della polizia, di quello giudiziario e anche sociale contro la mafia, un movimento che oggigiorno ha trovato tale impatto sociale e dei media come la mafia in sé, e si è diffuso, timidamente in un primo momento, agli altri territori di origine delle organizzazioni mafiose rimanenti. Il capitolo 2.2., dedicato alla Camorra napoletana, segue la stessa struttura di quello precedente, struttura e metodo che si ripeteranno per le quattro organizzazioni, ferma restando la massima misura rispetto a Cosa Nostra per le ragioni di primato e diffusione. Il processo giudiziario scelto per la Camorra ha la sua importanza in quanto, oltre ad essere un maxiprocesso contro un clan della Camorra al di fuori della città di Napoli di cui una popolazione di chiara impregnazione camorrista come Casal del Principe, ci serve sia per posizionare l'evoluzione della Camorra e il fatto che questo processo ha avuto un enorme risonanza dei media dalla mano del libro Gomorra scritto da ROBERTO SAVIANO, costituendo grazie al libro ed al film con lo stesso nome, un prima e un dopo, sia della conoscenza da l'opinione pubblica di questa organizzazione, come nella lotta contro le attività della Camorra. Nel capitolo 3.3 si analizza e descrive la ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, forse la meno conosciuta, ma la più potente oggigiorno, probabilmente a causa del silenzio e disinformazione che la circonda, la mafia che è passata dalle attività costituite principalmente dai sequestri effettuati dai clan di pastori protetti dall'inaccessibilità delle montagne dell'Aspromonte, al controllo a livello europeo e probabilmente globale del traffico di cocaina. Il processo giudiziario scelto per quanto riguarda a questa organizzazione è quello che ha seguito la cosiddetta "strage di Duisburg", dove sono state uccise sei persone di origine calabrese, la maggior parte delle quali molto giovani, alle porte di una pizzeria di questa città tedesca vicina al confine olandese, eventi e processi che sono serviti per far conoscere al resto d'Europa e del mondo questa organizzazione, fino ad allora conosciuta fuori d'Italia solo da parte di alcuni studiosi del settore e che ha permesso alle autorità tedesche ed europee di rendersi conto della permeabilità e impregnazione dell'organizzazione in scenari economici europei. 11 Infine, per quanto riguarda lo studio delle mafie italiane, il capitolo 3.4 si riferisce ad una mafia "di tipo nuovo" perché è nata negli anni ottanta ed è diventata la quarta mafia italiana, la Sacra Corona Unita, in Puglia, un'organizzazione anche praticamente sconosciuta dai non italiani, ma con un impianto crescente e la cui attività è iniziata con il contrabbando di tabacco prima negli anni '80, con le armi e farmaci dopo la caduta della cortina di ferro e oggigiorno, come le altre, ha consolidato il suo potere attraverso tutti i tipi di attività illegali e la successiva introduzione dei proventi di tali attività lucrative, nei mercati economici legali attraverso il riciclaggio di denaro. I processi giudiziari scelti per questa mafia sono di singolare significato ai fini di questa ricerca. Il primo, relativo alla Famiglia Salentina Libera, per la curiosità dogmatica che ha portato la qualificazione giuridica del reato di appartenenza ad associazione mafiosa ingrado di tentativo e, il secondo processo scelto, il primo maxiprocesso di Lecce, in quanto da esso si è constatata e legalmente dichiarata la nascita di una nuova mafia, la Sacra Corona Unita, e per l'analisi dettagliata fatta dalla sentenza degli elementi caratterizzanti del metodo mafioso contenuta nell'art. 416 bis. La prima parte della ricerca si conclude, come abbiamo detto, con un'analisi giuridica dell'art. 416 bis CPI, analisi che ci serve, da un lato, per conoscere la norma penale che si adatta alle attività delle quattro mafie in un sottotipo aggravato proprio, diverso da quello che regola il codice penale italiano per associazione a delinquere “ordinaria” o "semplice" (art. 416), in cui si definiscono i requisiti unici per il reato di appartenenza ad associazione mafiosa4 e, inoltre, l'analisi degli elementi oggettivi e soggettivi di questo tipo di reato servirà per affrontare il coinvolgimento di bambini e giovani nelle organizzazioni mafiose e l'applicazione, se è il caso, di questo sottotipo aggravato a quelli che, nonostante essere minorenni, sono considerati membri dell'associazione e quindi sono soggetti al tipo criminale con tutte le sue conseguenze, essendo una combinazione necessaria per procedere con l'indagine della seconda parte della tesi. La seconda parte, intitolata "Minorenni nelle mafie italiane" inizia con un capitolo preliminare sulla responsabilità penale dei minori, soprattutto in Italia, per stabilire il quadro giuridico in materia di rimprovero giuridico-criminale per quanto 4 Associazione criminale di stampo mafioso. 12 riguarda ai minorenni in quel paese e confrontarlo con gli spagnoli, in modo da avere un successivo quadro di riferimento quando si analizzano le possibili soluzioni alla controversia in questione. Il capitolo 3.2. introduce i procedimenti penali dei minorenni in Italia e analizza varie singolarità procedurali per finire la determinazione del quadro di prevenzione speciale del diritto penale dei minorenni italiano, con particolare rilevanza delle istituzioni non retributive per terminare con l'analisi di un’istituzione tipica ed unica nel diritto penale dei minorenni italiani che è la messa alla prova del minorenne con sospensione del comminato di condanna, messa alla prova che è in pratica un'alternativa al processo come misura inquadrata nella giustizia riparativa, dopo aver sentito sia il bambino che la vittima, ma in cui il giudice non ha il ruolo di mediatore, ma risolve il conflitto con una misura alternativa con la quale "messa alla prova" l'atteggiamento del bambino per il suo reinserimento. Inoltre, è anche importante ricordare le misure di sospensione dei diritti dei genitori e di allontanamento del minorenne dalla casa di famiglia, menzione che non è che il preludio per l'utilizzo di questa misura ai fini della reintegrazione dei giovani mafiosi. Questo capitolo ci aiuterà a posizionarci al termine del corso della ricerca sulla origine delle misure previste nel sistema giuridico italiano per affrontare il fenomeno del coinvolgimento dei minorenni nelle organizzazioni mafiose, essendo necessario eseguire una tale analisi con carattere iniziale e prima di considerazioni criminologiche che si concludono dopo, per poter metterle avendo come orizzonte il quadro giuridico del diritto penale minorile. Nel capitolo 3.3 ci addentriamo nel filo conducente scelto per lo sviluppo della tesi e come prima tappa del metodo è necessaria la constatazione che il binomio minorenni-mafia esiste, sia nel mondo criminologico, come nel giuridico e giudiziario e proseguiremo ad un'analisi delle statistiche ufficiali esistenti, il cui risultato sarà sufficiente, nonostante la scarsità e imprecisione delle stesse5, per affermare e 5 Il giudice del Tribunale di Palermo ROBERTO SCARPINATO, con il concorso della dottoressa MARIA VITTORIA RANDAZZO, giudice del Tribunale per i minorenni di Palermo, mi hanno detto (Addenda n. 6) che la mancanza di dati ufficiali sul coinvolgimento dei minorenni e dei giovani con le associazioni mafiose era dovuto a due ragioni: in primo luogo perché agli italiani non piace lavare i panni sporchi in pubblico (letterale) e, in secondo luogo, perché la società italiana e in particolare quella del sud Italia è presieduta da un sistema familiare matriarcale in cui i bambini sono tabù, e la miscela dei due atteggiamenti antropologici da come risultato che anche le autorità guardano dall'altra parte come se il problema non esistesse o come se con questo, il problema sarebbe scomparso da solo. In questo senso, l'esperienza sul campo durante la ricerca ha anche dimostrato che alcuni studiosi 13 determinare l'esistenza del problema, fatto che è ampiamente confermato dall'analisi del numeroso materiale criminologico consultato, sia da pubblicazioni come della propria e vasta esperienza sul campo durante la ricerca. Infatti, il punto di partenza non può essere altro che la determinazione del problema: l'esistenza di attività criminali dei minorenni e dei giovani a beneficio dell’associazione mafiosa e, soprattutto, l'adesione di questi minorenni e giovani a l'organizzazione criminale e le successive condanne da questi eventi, soprattutto la condanna a minorenni per il reato di cui all'art. 416 bis CPI. E, nonostante le carenze esistenti che presentano i dati statistici, la prima conclusione è che il fenomeno esiste. Una volta stabilita la base della ricerca, nel capitolo 3.4 si affronta il metodo della descrizione ponendo i due scenari in cui i minorenni ed i giovani agiscono in relazione alla mafia: territoriale e sociale. Il metodo utilizzato è basato sulla premessa della ricerca in cui si analizza il ruolo dei minorenni e dei giovani nei rispettivi territori di origine e di dominio esclusivo delle organizzazioni criminali e lo studio circonda il minorenne e il giovane come soggetto attivo del crimine e di origine italiana, vale a dire che è nato, o almeno cresciuto nei territori casa della mafia, lasciando da parte il fenomeno dei minorenni stranieri, quelli di origine africana, rom e altri. L'analisi viene effettuata in base ai topos6 che convergono nelle quattro mafie, che ci porta alla differenziazione annunciata di due scenari, territoriali e sociali, vale a dire, i ruoli che i giovani sviluppano in base al territorio e alle caratteristiche del palcoscenico sociale in cui si verifica il fenomeno, per analizzare il denominatore comune nel comportamento dei giovani delinquenti legati a questo fenomeno. Seguendo il filo conduttore, nel capitolo 3.5 definiamo come "modelli" una divisione in due grandi gruppi in base ai ruoli e alla struttura delle organizzazioni mafiose, modelli che si corrispondono nei reati di giovani o minorenni come in quelli di adulti. E questi due modelli, che coincidono approssimativamente con alcuni coinvolti nello studio del crimine organizzato mafioso avevano negato l'esistenza di qualsiasi base di questa ricerca, un atteggiamento che si corrisponde senza dubbio con quello espresso dai giudici intervistati. Un altro problema a parte è l'esistenza di più o meno procedimenti penali contro i minorenni per il reato di cui 416 bis, in quanto dipende in gran parte della difficoltà del test, e dal fatto che la maggior parte finiscono per essere processati quando sono maggiorenni, come mi hanno manifestato i giudici del Tribunale dei Minori di Napoli Valeria Rosetti e Nicola Ciaccarelli (Addenda n. 4 e 5). 6 Tratti comuni, caratteristiche che uniscono le quattro organizzazioni. 14 territori, definiscono due modalità di azione, due modi di organizzare, di struttura e, infine, due modalità di relazione del soggetto con l'organizzazione criminale e gli abbiamo classificato sotto la denominazione di modello siciliano (o di famiglia o del sangue) e di modello camorrista (o Gomorra in riferimento al lavoro di SAVIANO, o di quartiere), modelli che dopo aver definito la loro integrazione in uno o un altro corso o organizzazione analizzeremo le somiglianze tra loro partendo dalla sua diversità, e la prima concomitanza sui due modelli e tutte le mafie è il ruolo speciale, di primo piano, dei figli dei boss mafiosi, così come il focolaio di quartieri marginali e degradati agisce come un centro di produzione lavoro criminale al servizio della mafia, a prescindere dal grado di velocità con cui questo processo sia stato integrato nei due modelli. Abbiamo determinato come "modello siciliano" i territori e soggetti correlati con la Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta e come “modello camorrista” quelli legati alla Camorra e alla Sacra Corona Unita. Tuttavia, nel capitolo 3.5.3 sarà descritta e analizzata una grande eccezione al modello chiamato siciliano, corrispondente alla Stidda o "quinta mafia", secondo un settore della dottrina, fenomeno che si è verificato nel sudest della Sicilia per la scissione di Cosa Nostra e che si analizza in questa Parte Seconda e nel contesto del rapporto fra minorenni e mafia, essendo il primo caso di sicari, condannati per omicidio, commessi da minorenni, adolescenti integrati nell'organizzazione da bambini, in particolare nella città di Gela, dove erano conosciuti con l'appellativo di "bambini-assassini di Gela7. Questo è stato un fenomeno eccezionale e unico, che oggigiorni possiamo considerare sparito, da un lato, per l’assorbimento di Stidda da parte di Cosa Nostra, e in secondo luogo, per la scomparsa in maniera generale del fenomeno criminale che coinvolge minorenni, in gran parte a causa del gran numero di ex membri aderiti ai programmi di collaborazione con la giustizia. L'ultimo capitolo della Seconda Parte, che culmina il presente lavoro di ricerca, prima delle conclusioni, è costituito da un'analisi del fenomeno psicologico, sociologico e antropologico chiamato sentimento mafioso e di come influisce sui più giovani, concludendo che il sentimento mafioso è l’elemento configuratore e dinamico del codice di omertà, il metodo mafioso che differenzia le organizzazioni mafiose italiane da altre organizzazioni criminali, essendo il codice di omertà un vero e proprio senso della vita parallelo o alternativo alla società convenzionale. La 7 Babykillers di Gela. 15 grande differenza tra la mafia italiana e le altre organizzazioni criminali è costituita da questo sentimento mafioso, che utilizza tratti e valori di carattere sociale e antropologico del Mezzogiorno italiano per usarli e inserirli come appartenenti alla organizzazione mafiosa e giustificare l'esistenza del codice di omertà che significa la risoluzione delle controversie al di fuori dei canali e istituzioni ufficiali, e in base al quale, considerarsi parte dello Stato e di persone spregevoli e infami, al contrario di colui che si unisce all'organizzazione mafiosa, considerato un uomo d'onore. Infine e di seguito si analizzerà e identificherà, sia la prevenzione generale che quella particolare nei minorenni e giovani provenienti da organizzazioni mafiose, analizzando se il diritto penale può dare una risposta e una soluzione al fenomeno e considerando il principio educativo, sia dal punto di vista della prevenzione speciale che coinvolge il reinserimento e la riabilitazione del minorenne o il giovane come un soggetto individuale, sia dal punto di vista della prevenzione generale per eliminare il sentimento mafioso con cui è permeata gran parte della società nel sud Italia, un principio educativo da applicare con piena intensità da parte delle istituzioni e rivolto a tutti i livelli con i quali il bambino è legato dalla nascita fino a quando non è integrato nella vita sociale adulta e, come espresso nel titolo del capitolo, l'obiettivo è quello di ottenere la svalutazione dell'omertà e del sentimento mafioso come modelli di comportamento, senza che ciò implichi una sostituzione dei principi retributivi per quegli educativi, ma si determina il limite di ogni modello con la finalità, come ho annunciato all'inizio di questa introduzione, di essere uno strumento per combattere la mafia e non semplicemente una proposta di rieducazione del minorenne delinquente.
Director(s): Pérez del Valle, Carlos
URI: http://hdl.handle.net/10637/11554
Issue Date: 17-Jul-2017
Center : Universitat Abat Oliba CEU
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